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Stiramento muscolare: come riconoscerlo e cosa fare

Quando si parla di “muscolo stirato” (tecnicamente definito come elongazione) ci si riferisce a una lesione muscolare di media entità, compresa tra la semplice contrattura e il più grave strappo muscolare.

Si verifica quando le fibre del muscolo vengono sottoposte a una tensione eccessiva, che supera il loro normale limite di elasticità. A differenza dello strappo, non avviene una perdita di continuità delle fibre del muscolo, ma il dolore è generalmente immediato e acuto. Con il riposo e i trattamenti corretti, si può risolvere solitamente nell’arco di 10-15 giorni1.

Le forme più comuni di stiramento muscolare interessano diverse aree del corpo, tra cui la schiena (specialmente la zona lombare e sacrale), la coscia e il polpaccio. Possono inoltre coinvolgere anche la regione toracica (stiramento al petto), i muscoli addominali, il collo e la zona delle spalle.

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Segni e sintomi dello stiramento muscolare

Riconoscere uno stiramento richiede attenzione alle sensazioni percepite durante o subito dopo lo sforzo. I sintomi e i segni più comuni includono:

  • dolore acuto e improvviso: una fitta che compare nel momento esatto dell’allungamento eccessivo, spesso descritta come una sensazione simile a una puntura;
  • ipertonia di riflesso: il muscolo tende a irrigidirsi immediatamente come tentativo di protezione per limitare ulteriori danni;
  • dolore al movimento: il fastidio aumenta in modo significativo quando si prova ad allungare o a contrarre il muscolo coinvolto;
  • possibile comparsa di ematoma: non sempre presente, poiché nello stiramento non vi è necessariamente una rottura di vasi sanguigni di rilievo, a differenza dello strappo;
  • sensazione di tensione: l’area interessata può risultare rigida e “tirata” anche a riposo2.

La diagnosi si basa inizialmente sulla valutazione clinica del medico o dello specialista, che esamina l’area interessata mediante palpazione e verifica della funzionalità. In caso di dubbi diagnostici o per escludere lesioni più gravi, può essere prescritta un’ecografia, utile per valutare lo stato delle fibre muscolari e delle strutture circostanti.

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Differenza tra contrattura, stiramento e strappo muscolare

Si tratta di condizioni diverse che richiedono tempi di recupero e approcci terapeutici differenti:

  • la contrattura (grado I) è caratterizzata da un aumento involontario e persistente del tono muscolare, senza una vera lesione delle fibre. Provoca dolore e rigidità, ma generalmente consente di continuare il movimento, seppur con limitazioni;
  • lo stiramento (grado II): si verifica quando il muscolo viene sottoposto a un allungamento eccessivo. Le fibre non presentano una rottura significativa, ma risultano sovraccaricate e doloranti. Il dolore è acuto, ma permette nella maggior parte dei casi di camminare, seppure con fastidio, e il recupero è rapido;
  • lo strappo (grado III): comporta una rottura fisica delle fibre muscolari, che può essere di entità variabile (parziale o totale). Compare generalmente un ematoma e il dolore è invalidante, rendendo impossibile l’uso del muscolo; la diagnosi richiede esami strumentali (ecografia) e i tempi di recupero sono lunghi3.
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Stiramento muscolare della coscia

Lo stiramento della coscia è tra gli infortuni muscolari più comuni in ambito sportivo, frequente soprattutto nel calcio, nel running e nel fitness. I muscoli più colpiti sono generalmente il quadricipite femorale, situato nella parte anteriore della coscia e responsabile dell’estensione del ginocchio e il bicipite femorale, localizzato nella parte posteriore, coinvolto nella flessione4.

Oltre a fattori di rischio generali, lo stiramento in quest’area può essere favorito da:

  • dinamica scorretta di movimento, per errori tecnici durante la corsa o nelle fasi di atterraggio da un salto;
  • sovraccarico ripetuto, dovuto a sollecitazioni eccessive senza un adeguato recupero tra le sessioni;
  • mal di schiena e alterazioni posturali, perché i disturbi della colonna possono favorire condizioni che rendono i muscoli flessori della coscia più rigidi e maggiormente esposti al rischio di lesione.

I tempi di recupero per la coscia possono essere lunghi a causa del continuo carico quotidiano che grava sugli arti inferiori:

  • lesioni muscolari lievi: generalmente sono sufficienti da 2 a 3 settimane di stop;
  • lesioni muscolari moderate: possono richiedere da 4 a 8 settimane, spesso in associazione a riabilitazione specifica;
  • lesioni muscolari gravi: possono richiedere diversi mesi di recupero, con possibilità di intervento chirurgico nei casi di distrazione severa.
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Stiramento muscolare della schiena

Insieme a quello della coscia, lo stiramento alla schiena rappresenta la lesione muscolare più diffusa e, a differenza di molti infortuni sportivi, può interessare anche persone sedentarie. Ad essere interessata è quasi sempre la zona lombare e sacrale.

Le cause principali includono:

  • sforzi fisici eseguiti in modo scorretto, come il sollevamento o il trasporto di carichi pesanti, compiuti senza flettere le ginocchia;
  • fattori posturali e fattori fisici predisponenti, come il mantenimento prolungato di una postura scorretta, il sovrappeso, l’obesità e l’uso di calzature non adatte;
  • movimenti bruschi e traumi accidentali, come torsioni improvvise del busto o movimenti eseguiti senza un’adeguata preparazione muscolare.

Questo tipo di infortunio si manifesta con un mal di schiena insistente che spesso peggiora durante la notte, rendendo difficile il riposo5.

Data l’estensione dell’area coinvolta, per alleviare dolore e infiammazione si può ricorrere a trattamenti topici a base di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), disponibili sotto forma di gel, pomate e cerotti medicati, da applicare direttamente sulla zona interessata. In particolare, i cerotti medicati consentono un rilascio costante del principio attivo, fino a 12 ore. Quando i sintomi sono più intensi e persistenti, il medico può valutare l’impiego di farmaci per somministrazione orale. Generalmente, uno stiramento alla schiena gestito correttamente tende a risolversi nell’arco di 1-2 settimane.

Rimedi contro la contusione

Cause comuni dello stiramento muscolare

Lo stiramento colpisce frequentemente i muscoli biarticolari, come i flessori della coscia o il polpaccio,6 ed è favorito da diversi fattori:

  • mancato o insufficiente riscaldamento, perché un muscolo “freddo” è meno elastico e più vulnerabile ai movimenti bruschi; anche una preparazione fisica non adeguata può aumentare il rischio;
  • gesti atletici esplosivi come scatti improvvisi, salti o cambi di direzione non correttamente coordinati;
  • affaticamento muscolare, quando le riserve di energia sono scarse, il muscolo riduce la capacità di gestire le tensioni7;
  • abbigliamento o calzature non adeguati, che possono influire negativamente sulla biomeccanica del movimento;
  • squilibriposturali, sia in posizione statica che in movimento;
  • condizioni ambientali, come nel caso del freddo intenso, che può ridurre la vascolarizzazione e aumentare la rigidità dei tessuti muscolari.
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Rimedi e passi per il recupero

Per gestire correttamente uno stiramento e prevenire ricadute, è bene seguire queste indicazioni:

  • sospensione immediata dell’attività: senza provare a “correrci sopra”, poichè continuare l’attività potrebbe aggravare la condizione;
  • crioterapia: applicare ghiaccio per 15 minuti ogni 3 ore nelle prime 48 ore per calmare il dolore e l’infiammazione grazie all’effetto di vasocostrizione;
  • riposo funzionale: evitare sforzi sulla zona colpita per qualche settimana, per favorire il recupero della normale elasticità delle fibre muscolari;
  • allungamento progressivo: lo stretching va iniziato solo quando il dolore acuto è scomparso, procedendo con estrema delicatezza;
  • compressione leggera: una fasciatura elastica o un bendaggio funzionale possono aiutare a stabilizzare l’area e ridurre la sensazione di tensione; ove possibile, può essere utile anche elevare la zona interessata sopra il livello del cuore;
  • adottare eventuali strumenti di ausilio al movimento, come stampelle o tutori8, qualora consigliati dal medico o dal fisioterapista.

Trattamenti naturali e farmacologici

L’utilizzo di pomate o gel contenenti sostanze naturali ad azione lenitiva, come arnica, aloe e artiglio del diavolo, può essere di supporto nella gestione dei sintomi.

È bene però consultare il proprio medico per valutare l’eventuale impiego di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) da applicare localmente come creme, gel o cerotti medicati oppure da assumere oralmente, in base alle caratteristiche della lesione e all’intensità dei sintomi.

In alcuni casi, il medico potrebbe inoltre prescrivere farmaci miorilassanti, che agiscono sul sistema nervoso centrale per favorire il rilassamento della muscolatura contratta9.

Trattamenti medici

Dopo la fase acuta, il medico può prescrivere un protocollo riabilitativo personalizzato. L’obiettivo è favorire il recupero muscolare, migliorare l’elasticità dei tessuti e limitare il rischio di formazione di cicatrici fibrose che potrebbero limitare il movimento. Ecco le terapie e le tecniche principali:

  • fisioterapia e terapia manuale: includono massaggi decontratturanti e manipolazioni mirate. Lo stretching passivo, condotto dal professionista, è fondamentale; tuttavia, è generalmente sconsigliato svolgere stretching in autonomia nelle prime fasi, poiché un movimento non eseguito in modo corretto potrebbe aggravare la lesione10;
  • tecarterapia: utilizza l’energia a radiofrequenza per stimolare i tessuti profondi, e viene impiegata nell’ambito dei percorsi riabilitativi per favorire il recupero funzionale della muscolatura lesionata;
  • laserterapia: agisce attraverso un fascio luminoso ad alta intensità per stimolare il metabolismo cellulare e favorire il drenaggio dei liquidi, contribuendo alla gestione del dolore e dell’infiammazione11;
  • ultrasuoni: attraverso onde acustiche ad alta frequenza si genera un micro-massaggio profondo e un effetto termico a livello dei tessuti molli, al fine di favorire il riassorbimento di eventuali ematomi e la permeabilità cellulare12;
  • TENS (elettrostimolazione): invia impulsi elettrici a basso voltaggio che possono contribuire a ridurre la percezione del dolore, risultando utile nella gestione dei sintomi senza ricorrere esclusivamente ai farmaci;
  • magnetoterapia: sfrutta i campi magnetici pulsati per favorire il recupero dei tessuti molli e il controllo dei processi infiammatori locali;
  • kinesio taping: prevede l’applicazione di bande elastiche adesive che, posizionate in punti strategici, esercitano una lieve trazione sulla cute per sostenere la muscolatura e favorire il drenaggio dei liquidi superficiali;
  • agopuntura: tecnica utilizzata per favorire il rilassamento muscolare e contribuire alla modulazione dei processi coinvolti nella risposta infiammatoria.

Stiramento muscolare: tempi di recupero

I tempi di recupero dopo uno stiramento possono variare sensibilmente in base alla gravità della lesione e al distretto muscolare coinvolto. Mentre le forme più lievi tendono a risolversi in pochi giorni, le lesioni più importanti richiedono generalmente un percorso di riabilitazione più lungo e graduale per ridurre il rischio di ricadute.

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Come prevenire gli infortuni e lo stiramento muscolare

La prevenzione è uno degli strumenti più efficaci per ridurre il rischio di elongazioni e stiramenti muscolari. Spesso queste lesioni sono causate da una sollecitazione improvvisa su un muscolo non adeguatamente preparato o già affaticato; per questo, adottare una routine di preparazione corretta può fare la differenza. Ecco gli accorgimenti principali per ridurre il rischio di infortuni:

  • curare il riscaldamento prima di ogni attività, dedicando una fase di attivazione di almeno 10-15 minuti. L’obiettivo è aumentare la temperatura muscolare e migliorare l’elasticità di tendini e fibre, riducendo il rischio di lesioni da allungamento improvviso;
  • utilizzare abbigliamento e calzature adeguati che garantiscano il giusto ammortizzamento degli impatti e un supporto stabile, mantenendo inoltre la muscolatura al caldo, specialmente nei mesi invernali, per limitare la rigidità che favorisce gli stiramenti;
  • evitare il sovraccarico eccessivo, aumentando l’intensità dello sforzo in modo graduale per permettere ai tessuti di adattarsi progressivamente;
  • rispettare i tempi di recupero, perché un muscolo affaticato riduce la capacità di coordinazione e di assorbimento degli urti, diventando più esposto alle lesioni da stiramento;
  • mantenere un corretto equilibrio idrosalino per prevenire l’insorgenza di crampi e rigidità;
  • integrare stretching dinamico prima dell’attività sportiva e statico al termine, per favorire il mantenimento della fisiologica lunghezza muscolare13.

I contenuti di questo articolo sono a scopo esclusivamente informativo e non sostituiscono il parere, la diagnosi o il consiglio del medico. Si raccomanda di fare sempre riferimento al proprio specialista.


1 SantAnna, J., Pedrinelli, A., Hernandez, A., & Fernandes, T., Muscle Injury: Pathophysiology, Diagnosis, and Treatment, in “Revista Brasileira de Ortopedia”, Volume 57, pages 1-13, 2022 https://observatorio-api.fm.usp.br/server/api/core/bitstreams/2ce82f15-aadf-476c-84fd-e44545aa6d72/content Stretches and mild contusions (grade I) represent an injury of only a few muscle fibers with small edema and discomfort, accompanied by no or minimal loss of strength and movement restriction. It is not possible to palpate any muscle defect during muscle contraction. Although pain does not cause significant functional disability, maintenance of the athlete in activity is not recommended due to the high risk of increasing the extent of the injury.
2 Mueller-Wohlfahrt HW, Haensel L, Mithoefer K, et al. Terminology and classification of muscle injuries in sport: the Munich consensus statement, in “British Journal of Sports Medicine”, Volume 47, pages 342-350, 2013 https://bjsm.bmj.com/content/47/6/342 Clear clinical signs: sudden onset, well-localized pain, sharp pain, typically ‘stabbing’ or ‘sharp’ at the time of injury. […] Increased muscle tone throughout the entire muscle or in specific muscle groups… Subjective feeling of stiffness or ‘tension’. […] Pain is aggravated by stretching or contraction of the affected muscle. […] No palpable defect, no hematoma. […] Subjective feeling of tightness or a localized ‘pulling’ sensation.
3 SantAnna, J., Pedrinelli, A., Hernandez, A., & Fernandes, T., Muscle Injury: Pathophysiology, Diagnosis, and Treatment, in “Revista Brasileira de Ortopedia”, Volume 57, pages 1-13, 2022 https://pdfs.semanticscholar.org/f8f2/a181bd2175f7e46996ccf497946c94b80ae5.pdf Stretches and mild contusions (grade I) represent an injury of only a few muscle fibers with small edema and discomfort, accompanied by no or minimal loss of strength and movement restriction. It is not possible to palpate any muscle defect during muscle contraction. Although pain does not cause significant functional disability, maintenance of the athlete in activity is not recommended due to the high risk of increasing the extent of the injury. Moderate stretches and bruises (grade II) cause greater damage to the muscle, with evident loss of function (ability to contract). It is possible to palpate a small muscle defect, or gap, at the site of the lesion, and a slight local hematoma with eventual ecchymosis occurs within 2 to 3 days. The evolution to healing usually lasts from 2 to 3 weeks and, in 1 month, the patient can return to physical activity slowly and carefully. An injury extending throughout the transverse session of the muscle and resulting in virtually complete loss of muscle function and severe pain is determined as severe stretch or contusion (grade III). The failure in the muscle structure is evident, and the ecchymosis is usually extensive, often distant to the site of rupture. This type of injury requires intense rehabilitation and for long periods of up to 3 to 4 months. The patient may remain with some degree of pain for months after the occurrence and treatment of the lesion.
4 Lempainen, L., Mechó, S., Valle, X. et al. Management of anterior thigh injuries in soccer players: practical guide, in “BMC Sports Science, Medicine and Rehabilitation”, Volume 14 Issue 41, 2022 https://doi.org/10.1186/s13102-022-00428-y Quadriceps muscle injuries account for 5% of all injuries sustained by soccer players and 19% of all muscle tendon injuries. The majority of these injuries are located in the upper or lower third of the rectus femoris muscle. Rectus femoris injuries are usually associated with forceful kicks, but they also occur in fast sprints and jumps.These movements also often involve a forceful eccentric contraction of the rectus femoris, in which the muscle is stretched to the maximum.
5 Wang,C. Research on Symptoms, Treatment and Prevention of Lumbar Muscle Strain, in “Theoretical and Natural Science”, Volume 3, pages 550-553, 2023 https://tns.ewapub.com/article/view/1013.pdf Lumbar muscle strain, functional lowbackpain, chronic low back injury, or lumbar is a chronic traumatic inflammation of the lumbar muscles andtheir fascia or periosteum attachment points, and is one of the most common causes of lowbackpain. It is hated because it is everywhere. In addition to the elderly, young people, especially thosewhoare obese or in poor posture, are also prone to lumbar muscle strain. What is even more incredibleisthat some professionally trained athletes also have the same problem. This paper not only helps peoplefully understand lumbar muscle strain, but also provides reasonable treatment for young people, old people and athletes.
6 Garrett, W., Muscle strain injuries: clinical and basic aspects, in “Medicine and science in sports and exercise”, Volume 22 Issue 4, pages 436-43, 1990 https://journals.lww.com/acsm-msse/abstract/1990/08000/muscle_strain_injuries__clinical_and_basic_aspects.3.aspx The vulnerable site in indirect strain injury seems to be near the muscle-tendon junction or near the tendon-bone junction. […] Laboratory studies show that partial and complete injuries exhibit disruption of muscle fibers near the muscle-tendon junction.
7 Ibidem, Muscle strain injuries most often occur during eccentric contractions. With eccentric contractions muscle may be more prone to injury for several reasons. If muscle is injured by excessive force development in the muscletendon unit, higher forces are possible with eccentric contraction. […] It is widely felt clinically that muscle strain injury […] occurs in response to forced stretching of a muscle, either passively or, more often, when the muscle is activated.
8 Ibidem, Treatment of muscle strain injury has varied considerably. Immediate treatment usually involves relative rest, ice, and compression. Further treatment modalities usually include physical therapy for range of motion and functional strengthening exercises, bandaging, and medications.
9 Ibidem, Medications have included anesthetics, analgesics, relaxants, and anti-inflammatory medicines (steroidal and nonsteroidal agents).
10 Gabriel Amorim Ramos, Gustavo Gonçalves Arliani, Diego Costa Astur, Alberto de Castro Pochini, Benno Ejnisman, Moisés Cohen, Rehabilitation of hamstring muscle injuries: a literature review – Reabilitação nas lesões musculares dos isquiotibiais: revisão da literatura in “Revista Brasileira de Ortopedia”, Volume 52 Issue 1, pages 11-16, 2017 https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2255497116301318 Manual therapy. This approach assesses and treats articular, neural, and muscular systems.The hand contact stimulates mechanoreceptors, which produce afferent impulses and cause neuromodulations in the central nervous system to provide an analgesic response and an improvement in muscle and joint function.
11 Ibidem, Low level laser therapy (LLLT) is a light source that differs from others because it is monochromatic, coherent in time and space, and collimated, which allows for a good tissue penetration. […] LLLT is noteworthy, as it triggers the production of adenosine triphosphate (ATP), enhances the migration of satellite cells and fibroblasts, and promotes angiogenesis.These effects are essential to achieve more effective muscle regeneration and prevent tissue fibrosis.
12 Ibidem, Therapeutic ultrasound (TUS) is a commonly used resource in musculoskeletal injuries.
13 Ibidem, A number of factors have often been cited as relevant in the predisposition of muscle to strain injury. Most athletes routinely practice stretching largely because it is felt to prevent muscle injury. Adequate warm-up is also cited as a way to prevent muscle injury. There are indications that training programs employing adequate stretching and warm-up can help to decrease muscle injuries; however, the training programs employed a number of other variables, and the individual effects of the single factors have not been determined.

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